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Un emendamento al ddl Comunitaria 2009 approvato alla Camera eleva il limite per la procedura semplificata
Aggiornamento il 14/05/2010: link
Probabili liberalizzazioni e maggiore ricorso alla Dia per le energie rinnovabili. La Camera ha approvato un emendamento all’articolo 17 del disegno di legge comunitaria 2009, passato ora all’esame del Senato.
In caso di conferma anche da parte del secondo ramo del Parlamento, potrebbe diventare ammissibile la procedura semplificata sull’installazione di impianti per la produzione di fonti rinnovabili con capacità di generazione fino a 1 Mw.
Al contrario di quanto finora stabilito dal Decreto Legislativo 387/2003, diventerebbe quindi sufficiente la Dia, Denuncia di inizio attività, che potrebbe scalzare definitivamente l’Autorizzazione Unica.
Il nuovo comma propone infatti procedure più snelle anche per la certificazione, la concessione di licenze e la pianificazione del territorio, fermo restando l’inserimento delle fonti alternative in sede di pianificazione, progettazione, costruzione e ristrutturazione di aree residenziali, industriali, commerciali e infrastrutture urbane.
L’obiettivo della norma è la regolamentazione del settore delle energie rinnovabili, tuttora privo delle linee guida previste dal D.lgs 387/2003. Il tentativo di colmare il vuoto legislativo, avanzato da qualche regione, si è scontrato contro le pronunce della Corte Costituzionale, che ha bocciato le iniziative di Puglia e Calabria.
La Puglia, con la Legge Regionale 31/2008, aveva infatti innalzato autonomamente a 1 Mw il limite per la procedura con Dia applicabile agli impianti fotovoltaici, mentre il decreto 387 fissava una soglia di 20 Kw (Leggi Tutto).
Una situazione simile si è verificata in Calabria, Regione alla quale la Consulta ha contestato la possibilità di legiferare sulla potenza degli impianti o le caratteristiche dei siti di installazione.